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Esperienze

LA RETE DI INDRA

una danza di umanità per la Giornata Mondiale contro la Discriminazione Razziale


una danza di umanità per la Giornata Mondiale contro la Discriminazione Razziale

Il mio corpo è il mio Simbolo./Il mio viso, i miei occhi, gli abiti che indosso, i miei gesti sono il simboleggiante/e solo attraverso questo Simbolo voi conoscete me.. non c’è dualità./Io non sono altro del mio corpo./Ciò nonostante, io non sono soltanto il mio corpo: il mio corpo è il mio simbolo.

Raimundo Panikkar

L’io è un corpo mischiato… una miscela./Sono fatto di tempo, di un tempo derivato dalla temperatura e dalla temperanza.

Michel Serres

Quando il Comune di Rimini, attraverso il suo sportello Front Office Stranieri, mi ha proposto di pensare a una azione performativa nell’ambito della Giornata Mondiale contro la Discriminazione Razziale ho subito immaginato una comunità che dialoga con una nuova lingua, l’idioma della danza.

Il dialogo è importante, non quello meccanico o solo informativo, bensì quello che porta a riconoscere le differenze e le analogie che spingono a una mutua valorizzazione. È iniziato così il nostro incontro tra giovani migranti e italiani di varie età. Il dialogo non è un lusso, ma qualcosa di profondamente necessario. Così il nostro primo incontro è stato un’esperienza oltre le parole e le commoventi riflessioni dei partecipanti, è stato soprattutto un dialogo silenzioso tra corpi portatori di unicità, ciascuno con la propria identità: accogliere le diversità culturali che mirano tutte alla realizzazione della persona in un continuo processo di creazione, di ricreazione, per rivelare lo splendore umano.

ph. Claudio Maria Lerario

Ma dove si trova la nostra identità? Fa riflettere la risposta che Raimundo Panikkar diede in una intervista: Perdendola, non cercandola: non volendo tenermi stretto ad una identità che non è stata ancora realizzata e che non è possibile trovare quindi nel passato perché sarebbe solo copia di qualcosa di vecchio. La vita è rischio; l’avventura è novità radicale; la creazione si produce ogni giorno, è qualcosa di assolutamente nuovo e imprevedibile.

Questo rischio del vivere ha a che fare con l’uso materiale che ognuno fa di sé nel mondo diventando la mediazione fra corpo e luoghi/tempo/altri corpi, noi tra noi insomma.

Ho scelto di parlare contro la discriminazione razziale con l’immagine del corpo — espressione di sé in continuo divenire che si struttura con l’esperienza e con le prove della vita — per richiamare l’immaginario e l’inconscio legati alla storia e alle relazioni personali, agli scambi affettivi.

ph. Gregorio Prada

Ecco, allora, l’immagine della rete di Indra, una metafora molto antica, tramandataci dalla tradizione buddista, che contiene una visione fondamentale, l‘interdipendenza di tutte le cose. Al punto di intersezione di ogni nodo della rete c’è una gemma dalla superficie riflettente. Ciascuna gemma ne riflette ogni altra. Per quanto il loro numero sia infinito, nessuna gemma esiste senza le altre ed è interdipendente dalla presenza di tutte le altre. Se ne appare una, appaiono tutte. Se non ne appare una, non ne appare nessuna. Il messaggio è semplice: siamo legati gli uni agli altri da legami indissolubili, che si estendono a tutti gli esseri viventi e a ogni elemento dell’universo.

Una performance a partire dall’idea di una comunità come microcosmo, miniatura sociale. I partecipanti come i corpi celesti, i pianeti alla ricerca di un movimento che si dispieghi al momento, in ogni momento, in grado di trovare l’universale nel concreto, nel particolare, come una rete che si estende in ogni direzione per includere, senza eccezioni.

ph. Gregorio Prada

Quanto più osiamo camminare per nuovi sentieri — ha detto Panikkar — tanto più dobbiamo restare radicati nella nostra tradizione e aperti agli altri, i quali ci fanno sapere che non siamo soli e ci consentono di acquistare una visione più ampia della realtà.

In tutte le grandi rivoluzioni culturali ci siamo trovati di fronte a viaggi, esodi, incroci, métissage, nomadismo, verso una seconda nascita possibile, necessarie rivoluzioni antropologiche. Ogni apprendimento — afferma Michel Serres — esige questo viaggio con l’altro e verso l’alterità. Durante questo viaggio molte cose cambiano.

Sarà così anche per noi? Lo sapremo solo danzando! Non possiamo conoscere altro che noi stessi, eppure dobbiamo interagire con gli altri per scoprire chi crediamo di essere. Ecco la vera educazione: inter-essere. Grazie allora ad Annachiara, Michela, Stefano, Virginia, Sara, Silvia, Tania, Monica, Manuela, Fabiola, Rosy, Giusy, Isabella, Matteo, Ziggy, Mustafà, Mbaje, Mouad, Courage, Thierno, Boubacar, Nouredine, Malanka, Mateullah, Oumar, Stanley, Jamila, Mirela, Adeel, Alpha, Nelly, Oussouby, Yaya, Fiseha, Ilaria, Suhel, Buba, Lasine, Halina, Simona Dorina, Grace, Najate, a Gregorio Prada per il contributo artistico, a Viola Carando per il supporto logistico e per il coordinamento con tutti gli Enti che collaborano a vario titolo, alla Caritas Diocesana di Rimini per l’accoglienza, a tutti coloro che lavorano dietro le quinte e, oviamente, anche a chi vorrà aggiungersi alla Rete.

ph. Dorin Mihai

Sabato 14 aprile saremo tutti insieme, in una danza di umanità, sulla canzone di Enzo Avitabile Abball’ cu me. Avitabile in questa canzone è in coppia con un cantante algerino, Cheb Khaled, che canta in arabo delle parole bellissime, che dedico a noi, a voi, a tutti: aspetta paziente figlio mio / divertiti che oggi è un giorno di festa / balla / balla / e divertiti / dimentica il passato figlio mio / vivi il ritmo ogni giorno / balla e continua a istruirti / con modestia e buona salute.

Claudio Gasparotto