DISTANTI MA VICINI
Quando una situazione limitante può trasformarsi in risorsa e ricerca di nuove opportunità: insegnamento a distanza per le danzatrici e i…
di Antonella Guidi
Quando una situazione limitante può trasformarsi in risorsa e ricerca di nuove opportunità: insegnamento a distanza per le danzatrici e i danzatori del Collettivo Diversamente Danzanti, con la partecipazione e collaborazione dei loro familiari.
Nello scorso mese di febbraio, l’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia causata da coronavirus, ha interrotto bruscamente il percorso del nostro Laboratorio di Movimento Danzato MH con il Collettivo Diversamente Danzanti. L’attesa di una ripartenza si è protratta nel tempo, rendendo evidente per tutti la mancanza degli incontri settimanali a cui eravamo abituati, una mancanza fatta di assenze.
Assenza degli sguardi, assenza delle voci, assenza dei sorrisi, assenza dei corpi, assenza della possibilità di esprimersi attraverso il linguaggio corporeo e il movimento condiviso. Assenza di quello spazio relazionale che è al contempo uno spazio-tempo dedicato alla relazione intima con se stessi e alla relazione sociale con il gruppo eterogeneo caratterizzato dalle diversità e dalle unicità di tutti. Assenza di quello spazio fisico, dato dall’ambiente della scuola di MC, che nel tempo è divenuto il contenitore di emozioni, idee, proposte, esperienze, istruzioni, creazioni, dialogo, informazioni, collaborazioni, amicizia, trasformazioni, partecipazione, inclusione, interazioni di linguaggi diversi. Assenza di quello spazio protetto, lontano dai rumori della quotidianità, che offre ad ognuno la possibilità di ascoltare la propria voce interiore e di farla emergere là dove vita e arte si incontrano, scandendo il ritmo e la qualità della propria danza.

In questo momento di sospensione forzata dell’ordinario, emerge prepotentemente la ricchezza dell’azione che viene a svilupparsi in un contesto come quello del Laboratorio MH Diversamente Danzanti che fonda le proprie radici nell’accoglienza, nella cura, nell’ascolto e nel riconoscimento e nel rispetto delle fragilità di ogni individuo, nutrendosi dell’alleanza educativa, motivazionale e artistica condivisa tra gli insegnanti, gli allievi e le loro famiglie.
A volte, però, sono proprio i piccoli impedimenti, come quello che stiamo vivendo attualmente che, obbligando tutti a fermarsi e a ripensarsi, aprono a visioni nuove facendo emergere energie che favoriscono le sperimentazioni. Quella che è un’emergenza può allora diventare un’occasione per reinventare soluzioni alternative ed evolutive.
Ed ecco, allora, che anche il nostro Laboratorio di Movimento Danzato MH ha saputo trovare soluzioni alternative utilizzando la Rete e l’insegnamento a distanza. Ci si potrà chiedere come sia possibile sviluppare attraverso la Rete un lavoro che si fonda sulla presenza, sul sentire e sentirsi, sulla relazione e la comunicazione non verbale, un lavoro che utilizza come primi elementi mediatori il corpo e il gesto.

La Rete non è la soluzione ottimale, ma può rivelarsi un campo aperto di possibilità, una modalità di comunicazione efficace per mantenere i contatti con il gruppo, per continuare a dare forma al lavoro che si stava sviluppando insieme e restituire le esperienze fatte, portandole a compimento. Una relazione a distanza può essere funzionale soprattutto se il legame relazionale tra le persone è solido e se questo legame si fonda su un’esperienza pregressa condivisa, sulla fiducia, sull’autonomia e la responsabilità individuali.
Ciò che consente al nostro Laboratorio DD di proseguire il lavoro attraverso la Rete e l’insegnamento a distanza è dovuto proprio al fatto che nella metodologia del Metodo Hobart si favorisce la consapevolezza di sé e si promuove l’autonomia nella ricerca-azione artistica. Gli allievi danzatori vengono incoraggiati a lavorare in autonomia, ad avere fiducia nelle proprie competenze e risorse, ricercando il proprio movimento a partire dall’ascolto della propria voce interiore per esprimere attraverso il gesto ed il corpo la gioia di danzare, così come sono, senza esibizione, ma per comunicare idee, emozioni e sentimenti. Ogni allievo impara a cogliere le indicazioni date dalle insegnanti, utili a condurre la propria ricerca artistica che va a nutrire l’immaginario, un immaginario che viene costruito insieme al gruppo e da cui scaturiscono idee e suggestioni che trovano spazio creativo nella danza. Va considerato anche il fatto che nel tempo il gruppo DD ha acquisito conoscenze tecniche ed un linguaggio condiviso, elementi fondamentali per un dialogo a distanza con gli allievi danzatori diversamente danzanti.
Naturalmente per quegli allievi che hanno più bisogno di essere affiancati e sostenuti, a causa della loro condizione di disabilità psicofisica, nell’insegnamento a distanza si rende necessaria la partecipazione dei famigliari. Ecco che allora, in questa nuova fase di ripensamento culturale e artistico, occorre ripensare e rinnovare quell’alleanza educativa con le famiglie che da sempre rappresenta una componente essenziale per lo sviluppo della nostra proposta laboratoriale.
Possiamo dire che in questa nuova veste, il Laboratorio MH Diversamente Danzanti fa un ulteriore passo avanti nella sperimentazione della proposta del progetto culturale e artistico di MC La danza aperta a tutti, in quanto si chiede ai genitori degli allievi di mettersi in gioco in prima persona come mediatori/facilitatori ed anche partecipando attivamente alla ricerca-azione artistica dei loro figli, esplorando insieme a loro i gesti, il rispetto per il corpo, la relazione con i diversi linguaggi artistici che possono fornire suggestioni creative, dando valore all’ascolto piuttosto che al fare, entrando in contatto con le proprie emozioni per portarle nel movimento danzato condiviso, imparando a comunicare con i propri figli in un modo nuovo. Ai genitori viene chiesto di attivare quel dialogo silenzioso personale e condiviso che non dà niente per scontato, che richiama all’importanza della cura, al riconoscimento della fragilità propria e altrui, e apre all’autenticità nel loro rapporto dialogico con i figli, ad una nuova narrazione. Sicuramente questa nuova situazione offre alle famiglie l’opportunità di conoscere comprendere ancora più approfonditamente il lavoro che viene sviluppato nel Laboratorio di movimento danzato MH.

Agli allievi viene chiesto di spostare nell’ambiente di casa, quello in cui vivono le relazioni affettive, quell’esperienza che erano abituati a svolgere in un ambito caratterizzato da un rapporto sociale. Sarà molto interessante notare quali differenze emergeranno, legate all’apertura emozionale che verrà messa in campo nella relazione artistica con i famigliari (con genitori o con i fratelli). Quali resistenze emotive e quali blocchi mentali e muscolari si scioglieranno, lasciando emergere una qualità di movimento forse più libera.
Pedagogisti come Alain Goussot, Riziero Zucchi e Augusta Moletto, hanno sottolineato l’importante ruolo svolto dalla famiglia nel contesto socio educativo, riconoscendole capacità di resilienza e di adattamento ad una realtà sociale in velocissimo cambiamento, caratteristiche che la pongono in un ruolo di protagonista in particolari periodi di crisi e cambiamento. (La metodologia pedagogia dei genitori ed. Maggioli, 2013)
Grandi educatori come Pestalozzi, Decroly, Montessori, Ferrière, hanno prestato ampia attenzione alla sfera delle emozioni e dell’affettività considerando che proprio gli affetti sono il canale attraverso il quale i genitori funzionano ed imparano a conoscere i propri figli fin dalla nascita. I genitori sono gli esperti detentori della storia dei loro figli, ne conoscono l’unicità e la specificità, le modalità di funzionamento, sui piani fisiologico, psicologico e relazionale.
Per Adolphe Ferrière i genitori sono le persone capaci di conoscere e di esprimere meglio di altri lo slancio vitale e le vibrazioni dell’anima dei loro figli. Il sapere dei genitori deriva dall’esperienza che vivono quotidianamente a contatto con i figli che crescono; un’esperienza fatta di difficoltà, di gioia, di rabbia, di tristezza, di attesa, di frustrazioni. È l’esperienza di persone vive che passa attraverso la relazione ed i sentimenti e si traduce in una forma di sapere pratico.
Heinrich Pestalozzi, allievo di Rousseau, riteneva che l’intuizione fosse quel sapere implicito che permette ai genitori e soprattutto alle madri, di comunicare con i figli attraverso l’esperienza emozionale accumulata. Il sapere delle emozioni come base del sapere pratico del genitore.
Heinrich Pestalozzi e Maria Montessori, hanno preso in considerazione anche gli aspetti problematici della relazione genitoriale. Per Pestalozzi occorre fare una distinzione tra l’amore cieco e l’amore riflesso. L’amore cieco è quel tipo di amore simbiotico che soffoca le abilità e la personalità del figlio, non lascia spazio alla sua individualità e al suo modo di essere. Al contrario, l’amore riflesso è un amore che riesce a creare uno spazio per la crescita del figlio e della sua individualità che viene riconosciuta come diversa e separata da quella del genitore stesso. Affinché la relazione genitore-figlio possa essere autentica e vera, occorre vi sia equilibrio tra la giusta distanza e il coinvolgimento.
Anche Maria Montessori è molto critica nei confronti di quegli adulti che non riescono a mettersi in ascolto dei figli e che non li rispettano nella loro unicità e specificità. Per la Montessori è necessario che l’adulto sappia frenare il proprio istinto plasmatore e si impegni nell’autoeducazione della propria vita interiore.

Moletto e Zucchi, nel loro scritto Metodologia pedagogia dei genitori, parlando dei genitori di figli diversamente abili, fanno riferimento ad un sapere dell’esperienza, inteso come un sapere che non vuole né classificare né definire, che non si pone l’obiettivo di diagnosticare il proprio figlio. In questo tipo di rapporto il figlio è sempre soggetto e mai oggetto, è situato nel tempo e nello spazio ed ha una storia che è composta dalle relazioni che lo legano alla famiglia, al gruppo sociale e culturale.
Ed è proprio nel riconoscimento della competenza dei genitori e del loro ruolo attivo di soggetti portatori di un sapere riguardo alla conoscenza dell’unicità dei loro figli e del modo più efficace per entrare in relazione con loro, tenendo conto delle loro particolarità, che si fonda la relazione di collaborazione che sostiene l’alleanza educativa tra gli insegnanti e le famiglie degli allievi del Laboratorio di movimento danzato MH-Diversamente Danzanti. Un’alleanza che oggi si arricchisce del ruolo di affiancamento e tutoraggio svolto da alcuni genitori e dalla partecipazione attiva nella ricerca e nel dialogo artistico con i figli, sperimentato da altri genitori. Il tutto all’interno del contesto laboratoriale e con la guida e la partecipazione attiva degli insegnanti MH di MC.

