L’arte è soprattutto visione e la visione, molte volte,
non ha nulla in comune con l’intelligenza né con la logica delle idee.
Jean Dubuffet



Luce sul Mare è un Centro di Riabilitazione Privato che ospita persone in condizioni di disabilità congenita e acquisita, proponendo servizi di tipo diagnostico, terapeutico, riabilitativo e educativo. Nello spazio della Casa del Teatro e della Danza, dal 2009, in stretta collaborazione con i responsabili dei servizi educativi di LsM, proponiamo per alcuni dei loro ospiti laboratori di movimento danzato-Metodo Hobart®.




Spesso nei centri socio-assistenziale, di riabilitazione, di assistenza umanitaria e agli anziani l’approccio verso le varie forme di arte è generalmente inteso come terapia. Per noi la danza non è terapia, ma è un’arte che diventa opportunità di demolizione dei pregiudizi che disabilitano il corpo. Nei laboratori di movimento danzato MH le persone possono muoversi senza regole o tecniche, ignorando anche le più comuni norme estetiche convenzionali, scoprendo così di essere in grado di esprimersi in modo straordinario. Da questa apparente anarchia nascono danze originali e imprevedibili che Gillian Hobart ha definito nuova estetica. Nella pratica laboratoriale il valore del processo creativo rappresenta il pilastro centrale della ricerca; lo spettacolo invece ha una importanza relativa, diventa l’ultima cosa, una conseguenza inevitabile che rafforza e valorizza l’esperienza. L’obiettivo primario del Metodo Hobart è la comunicazione umana attraverso l’inclusione e la vicinanza alla normalità, nel senso di fare un’esperienza insieme alla disabilità. La performance — esito del laboratorio o comunicazione finale — diventa la formalizzazione del percorso e la condivisione dell’esperienza con gli amici, i familiari e gli addetti ai lavori, per rafforzare la formazione (per-formare) e studiare assieme (studio-performance).




La metodologia elaborata da Gillian Hobart è una pratica educativa che propone un percorso corporeo basato sull’arte del movimento per innescare una comunicazione legata al linguaggio non verbale. Le parole chiave sono relazione, rispetto, ritmo, contatto. L’esperienza si sviluppa attraverso una attenta scelta musicale e diverse fasi: accoglienza, respiro e lavoro a terra, dal pavimento alla verticale o alla carrozzina, movimento ritmico, diagonali e coreografia, proposte personali, warm down.

Il corpo — considerato come medium espressivo — prende coscienza di sé in relazione ai codici comunicativi, al movimento, allo spazio, al contatto. Il lavoro sul ritmo, come regolatore del flusso vitale, coinvolge la sfera emotiva e intellettiva, creando una nuova esperienza immaginativa e di comprensione. Una esperienza concreta e vera fatta di gesti da danzare, di movimento da mettere nel cuore, di uno sguardo più ampio, di emozioni condivise, di regali inattesi per dare ai partecipanti la dignità che meritano e, soprattutto, per offrire loro l’opportunità di tramutare l’ordinario in straordinario.




Nelle fotografie di Dorin Mihai si vedono i protagonisti del lavoro laboratoriale dedicato al gruppo Aurora di LsM, che condivide con noi da dieci anni questo viaggio nel diversamente bello.
Claudio Gasparotto

