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Pensiero e ricerca

LA PRESENZA SCENICA

la presenza è molto più che essere presenti


la presenza è molto più che essere presenti

La presenza è difficile da descrivere ma facile da riconoscere. Si riferisce alla qualità che il danzatore o il performer possiede per attrarre e orientare l’attenzione e l’immaginazione del pubblico e si rivela nella relazione tra chi guarda e chi è guardato. Quando qualcuno si lascia guardare e qualcun altro guarda si realizza il rito del teatro, in qualsiasi luogo o spazio. Anche senza luci, costumi e scene. Jean-Luc Nancy associa il termine presenza alla prossimità, a ciò che sta intorno, ai margini.

L’affinamento della presenza scenica è un tema fondamentale del nostro training, dell’allenamento e della formazione permanente. La danza è una esperienza estetica in cui tutte le arti si mescolano in un’unica espressione che attinge a un’originaria matrice antropologica magica e rituale, mistica e religiosa, ma anche alla dimensione della festa. Proprio per questo diventa incarnazione della vita e ci permette di entrare in un complesso insieme di linguaggi — gestuale, musicale, visivo — allenandoci a dare accoglienza alle emozioni. Un tratto distintivo è quello di esprimersi attraverso il corpo che incarna, nello stesso tempo, senso estetico, politico e sociale.
 La capacità di utilizzare il proprio corpo e la sua gestualità, per dare significato simbolico e valore alla qualità di movimento, può essere stimolata dall’immaginario e dalla visualizzazione corporea, due elementi portanti del training. La finalità è principalmente quella di focalizzare l’attenzione cosciente sul lavoro creativo e rilasciare le tensioni legate a preoccupazioni di carattere personale o, più in generale, all’emotività. Per questo motivo cerco sempre di offrire una lettura poetica del movimento in una forma definita ma non definitiva: il corpo è una materia complessa, flessibile, fragile e misteriosa, una realtà che mette in crisi le certezze.

ph. Dorin Mihai

Nel teatro contemporaneo è diventato un imperativo mettere in scena bambini, adolescenti, anziani o persone con disabilità. Nella maggior parte dei casi gli esiti sono due: il corpo innocente diventa il medium di un pensiero generatore di complessità oppure lo spettacolo diventa una facile scorciatoia à la page che rivela l’assenza di pensiero generatore di complessità.

Nella danza un anziano è un corpo che medita, un bambino è un corpo che crea, i corpi dei giovani sono contenitori energetici, il movimento di una persona con disabilità va oltre l’abilità.

L’autorevolezza del corpo/mente nello spazio evita di separare l’azione dal corpo che la esegue, diventando la pagina bianca, non solo fisica ma soprattutto percettiva, su cui scrivere direttamente in scena. Un esempio luminoso è Kontakthof di Pina Bausch, prima creato per la Compagnia, poi per persone anziane e in seguito per adolescenti: rappresenta la prova concreta di un profondo rispetto per le innumerevoli trasformazioni della vita, l’esempio di un pensiero generatore di complessità.

Tanztheater Wuppertal Pina Bausch in Kontakthof: A piece by Pina Bausch. Photo: Julieta Cevantes

Non esistono non danzatori, tutti sanno danzare intorno al loro centro e muoversi nello spazio. Non è solo il corpo, con una sequenza di passi, che danza, ma l’essere intero che partecipa ritmicamente in relazione allo spazio e al gruppo in armonia con il suo respiro.

Il corpo riceve continuamente stimoli dall’esterno — ma soprattutto dall’interno — che si trasformano in movimento danzato. È possibile percepire e facilitare l’espressione di questo movimento minimale, creare dall’interno (organi, sangue, scheletro, fasce connettivali) o interagire con l’esterno (suoni, musica, spazio, persone, contatti tattili) per entrare in una modalità di pura danza. È un’esperienza personale, ma la relazione può enfatizzare il sentire. Non è un rapporto di dipendenza, i ruoli devono essere precisi, ma è sempre possibile dare e darsi maggiori possibilità nel dialogo corpo a corpo. Dall’interno, attraverso l’immaginario, possiamo decidere come abitare, trasformare o creare lo spazio, terra del silenzio, e tramite la nostra presenza disponiamo della facoltà di partecipare come creatori di un mondo possibile, la terra dell’avventura.

ph. Dorin Mihai

Nello studio della danza propongo regole per guidare la mente alla chiarezza necessaria per sperimentare l’intelligenza del corpo in dialogo con la sua architettura. Limiti che apparentemente tolgono libertà e sospendono la dimensione del mistero. Il contenimento e la condizione di frustrazione, che nascono da questa limitazione, attivano una inedita possibilità di ascolto, di affinamento della percezione nell’accogliere il nuovo. Il risultato è che l’azione e l’immaginario fanno emergere sensazioni inedite, intraducibili, familiari al corpo, un training fondamentale per la presenza scenica e umana insieme.

Claudio Gasparotto