Una riflessione per fare circolare il pensiero
Negli anni ’70 la cultura di danza a Rimini coincideva unicamente con le scuole di danza che svolgevano una funzione di intrattenimento per la città. Negli anni ’80 Rimini è stata attraversata da una circolazione di idee e da nuovi fermenti offerti da Santarcangelo dei Teatri, Meeting per l’Amicizia fra i Popoli, Mario Guaraldi, i teatri del territorio, che proponevano con successo spettacoli, eventi e cartelloni dedicati alla danza. Sono passati da Rimini spettacoli importanti, sono stati invitati maestri, danzatori, coreografi fra i nomi di punta della danza internazionale, sono state organizzate rassegne, festival, stagioni di danza. Ciononostante, tutto questo non ha colmato il divario che sembra esserci in Italia — e tanto più a Rimini — fra la danza e la gente.

Rimini segue, con le debite proporzioni, il modello nazionale dove la danza non viene sostenuta e promossa con forza intenzionale. E se aggiungiamo a ciò anche il ritardo culturale dell’amministrazione della “polis” per il bene della danza e la discontinuità dell’attenzione verso la formazione, arriviamo al risultato manifesto: ricerca solitaria, quasi eroica, che non riesce a capitalizzare il proprio lavoro, perché ogni volta che si produce un nuovo spettacolo o si promuove un percorso di studio non si può far riferimento a strutture inclusive capaci di attrarre e accogliere un pubblico vero. In altri termini, la danza ancora oggi rimane confinata in ambiti per addetti ai lavori o nelle scuole di danza, che ne costituiscono la rappresentazione più visibile, oppure nelle occasioni mondane delle grandi produzioni internazionali e nel lavoro solitario e intimo della danza d’autore, ma senza il coinvolgimento profondo della città, della gente comune, senza una reale condivisione, senza una vera necessità culturale.

Per contrasto, il territorio di Romagna si caratterizza, come è ben noto, per la sua vocazione all’ospitalità e alla creatività. E’ stato più volte evidenziato il ricco panorama teatrale che annovera un ventaglio di realtà riconosciute a livello nazionale e internazionale. Anche nello specifico della danza, nonostante le difficoltà, risiedono nel territorio personalità interessanti che producono spettacoli e, a volte, insegnano. Roberta Lepore, Barbara Martinini, Chiara Reggiani, Simona Sacchini che hanno incrociato il progetto di Movimento Centrale Danza & Teatro, collaborando alla produzione e alla formazione promossa dal Centro. Valentina Buldrini, Ivan Gessaroli, Valentina Crociati, Chiara Girolomini, Roberto Di Camillo, Francesca Bertozzi, Marco Baldazzi, Elisa Lenzi, Azzurra Migani, Roberta Mussoni — l’elenco sarebbe più lungo! — attrici e attori della scena di danza a Rimini e non solo, che hanno iniziato lo studio della danza contemporanea con me, sviluppano ora il loro pensiero artistico in modo originale. Sono presenti poi numerosi artisti di danza con un percorso originale e riconosciuto che risiedono sul territorio, come la danzatrice Paola Bianchi, a conferma della ricchezza del panorama della danza.
Diventa, dunque, sempre più urgente trovare obiettivi comuni, dialogo e azioni condivise.

Personalmente sostengo — come punto di arrivo di un discorso che si è sviluppato con coerenza negli anni — un’idea della danza come arte aperta a tutti, tesa a formare interpreti per il teatro di danza e, contemporaneamente, a favorire lo spirito di ricerca in chiunque desideri fare un’esperienza formativa intorno all’espressività dell’arte del movimento — all’esplorazione del suo valore culturale, educativo e creativo — senza la seduzione della spettacolarizzazione e l’illusione del ruolo.
Claudio Gasparotto

