training base
Il mondo visibile rappresenta l’esteriorità, fuori dal mondo esiste solo un luogo, l’interiorità.
Il mondo interiore è fuori dalla natura, risulta difficile tradurlo in parole. Non è un luogo fisico in cui collocarsi. Situiamo le nostre idee nella testa e con il peso — il corpo è tridimensionale — occupiamo lo spazio. Se definiamo realtà quello che si vede, allora il luogo del sentire è un dentro — contrapposto al fuori — un altro mondo, la terra del silenzio, che non si trova nel mondo esteriore, la terra dell’avventura.
Per non perdersi nel labirinto delle parole abbiamo una chiave di entrata: il training.
Il training offre la possibilità di esplorare la coscienza del proprio corpo e la qualità del movimento al servizio di una danza libera e rigenerante, in accordo con i fattori peso, ritmo, spazio, flusso energetico.
L’attenzione è sulla respirazione, l’uso del pavimento, l’energia prodotta dal centro, la sospensione, il peso del corpo, la perpendicolarità della verticale; il focus è sulla presenza e sulla comunicazione.
Lo studio affronta i principi di leva e asse, per il piacere di danzare attraverso la musicalità del movimento.

La sorprendente struttura del corpo umano — scrive Rudolf Laban nel suo testo L’arte del movimento — con le sue incredibili possibilità d’azione rappresenta uno dei maggiori miracoli dell’esistenza. Ogni fase del movimento, ogni minimo trasferimento di peso, ogni singolo gesto di qualsiasi parte del corpo rivela un aspetto della nostra vita interiore. Ogni movimento ha origine da una sollecitazione interna, causata da una impressione sensoriale immediata o da una complicata catena di impressioni sensoriali già esperite e fissate nella memoria. Questa stimolazione dà luogo a un volontario o involontario sforzo interiore o impulso al movimento.

Come descrivere il lavoro del corpo se non paragonandolo ad una organizzazione? Come in una qualsiasi organizzazione ogni settore lavora in funzione di tutti gli altri, nel nostro corpo ogni cellula, ogni nervo e ogni organo lavora per rendere efficiente la struttura nella sua unità. Abbiamo un cuore che pompa il sangue facendolo arrivare ovunque; siamo forniti di reni, che purificano il sangue espellendo le sostanze di scarto; abbiamo organi preposti a fornirci l’energia di cui abbiamo bisogno al fine di svolgere le attività quotidiane. Con il movimento — come espressione dell’esistenza — andiamo incontro alla vita nei diversi campi di attività per spingerci anche, a volte, oltre i nostri limiti.

Con il training, basato sulla danza, si possono aprire vasti orizzonti e approfondimenti come la prevenzione, la manutenzione, la formazione artistica, l’educazione, la comunicazione e, soprattutto l’apprendimento dell’arte del movimento. Unico requisito è un atteggiamento diligente e appassionato. La continuità sviluppa l’abilità di osservazione, la sensibilità tattile e cinestesica, il potenziale non ancora esplorato — come ci muoviamo, come possiamo muoverci — per arricchire l’immagine di sé e favorire la fiducia nelle proprie possibilità.

Guardare, durante la classe, come ogni partecipante interiorizza il training, aiuta a capire la coordinazione e l’azione efficace/agevole. Attraverso lo studio dei principi invisibili, che garantiscono la funzione della struttura umana, e osservando come il nostro fare interferisce con quello che pensiamo di fare si costruisce la percezione delle capacità innate. Lezione dopo lezione, naturalmente, migliora la postura e la flessibilità, si affinano la coordinazione, la consapevolezza del movimento e del gesto. Il risultato sarà il piacere del movimento nella vita di tutti i giorni e la sensibilità – imparando a imparare – di lasciare emergere nuove abilità.

A questo proposito l’analisi di Laban chiarisce il potere del training al servizio del movimento: La varietà dei caratteri umani dipende dall’enorme numero di atteggiamenti possibili verso i fattori di movimento — peso, spazio, tempo, flusso — questi atteggiamenti interiori abituali costituiscono gli indizi basilari di ciò che chiamiamo carattere e temperamento. La rappresentazione attraverso il movimento è una sintesi, ossia il processo unificante che culmina nella comprensione della personalità nel sempre mutevole flusso della vita. Il movimento ha una qualità che non è il suo aspetto utilitaristico o visibile, ma la sua sensazione. Si devono fare i movimenti, così come si devono ascoltare i suoni, per apprezzare pienamente il loro potere e il loro significato.

Fare i movimenti, ascoltare i suoni, questa può essere la sintesi per definire il training indirizzato a tutti coloro che sentono la necessità di esprimersi con il corpo. Nella pratica il lavoro parte dall’ascolto e dalla ricerca del ritmo naturale/fisiologico del corpo.
Il laboratorio di base offre la possibilità di acquisire una tecnica destinata alla presa di coscienza del proprio strumento, un training essenziale per
– muovere e allineare la colonna vertebrale attraverso le sue curve
– saperla tendere e rilasciare per un miglior equilibrio psichico e fisico, in relazione all’accordo di movimento, spazio, ritmo.

Normalmente il training comincia a terra, poi in piedi, continua con il lavoro nello spazio e termina con elementi di coreografia e di improvvisazione, per permettere a ciascuno di valorizzare la propria qualità espressiva e comunicativa. Il lavoro diviene un mezzo per acquistare sicurezza e imparare a stare con gli altri.

La reale possibilità di una profonda trasformazione, rende la danza una pratica e una filosofia di vita profondamente ottimistica. Per mezzo del training i partecipanti al laboratorio di base sono invitati a ricercare la trasformazione delle abitudini non economiche verso l’intelligenza del corpo.
Claudio Gasparotto

