la danza è bella?
Io non conosco nessun altro segno di superiorità nell’uomo che quello di essere gentile.
Ludwig van Beethoven
Se penso alla bellezza della natura si attiva in me come un flusso di immagini, di emozioni, di sensazioni. Se invece penso alla bellezza di una persona, il più delle volte, visualizzo una immagine statica.
Come esprimere la qualità capace di soddisfare l’animo attraverso i sensi? Chi, o cosa, diventa il destinatario meritevole e degno di contemplazione? Come definire la bellezza e la non bellezza? Quali sono i limiti della bellezza del corpo, del movimento, dell’immagine?

La globalizzazione ha creato il corpo icona — oggetto del desiderio e del conflitto — che seduce, divide e propone un modello quanto mai distante dall’unicità, dalla bellezza dell’interiorità e dalla necessità dell’imperfezione.
Viviamo in una epoca di mercificazione e di spettacolarizzazione a tutti i costi, dove il corpo diventa materia visiva per promuovere un prodotto e per commercializzare e vendere la propria immagine. Il valore interiore della bellezza rischia l’estinzione o la subordinazione alla vistosa e ipnotica manifestazione fisica del corpo icona.

È un’ossessione della società dei consumi indicare cos’è la bellezza: o semplificandola nel sex appeal del corpo o legandola all’idea illusoria di sinonimo di felicità. L’apparire è diventato il più frequentato gioco sociale, reso virale e coercitivo dalle tecnologie e dai social, una sorta di egemonia del bello sul buono. Non è mia intenzione demonizzare la bellezza, mi auguro solo che questa breve riflessione possa motivare il senso di ricercare nuove possibilità creative.
Gli esseri umani sono diversi per aspetto, colore, forma, dimensioni, cultura, gusto e, ovviamente, la percezione cambia da persona a persona, come cambiano il gusto, gli interessi, l’estetica…

La danza come arte aperta a tutti si avvale del movimento per capovolgere l’egemonia del bello sul buono e per creare valore. Trasformare gli stereotipi e la forma delle apparenze amplifica la bellezza dell’unicità, rende visibile l’interiorità e il potere sensoriale del corpo/mente. Offre una visione nuova per superare i pregiudizi, demolisce i confini del bello e dell’estetica per promuovere quello che Gillian Hobart definisce una nuova estetica.
La danza come arte aperta a tutti attrae gli animi più sensibili, ma, forse, anche le persone in ricerca di libertà intellettuale, di spiritualità laica, interessate all’intelligenza del corpo, alla terra del silenzio* e quindi predisposta ad accogliere la ricchezza del sentimento.

È per questo motivo che desidero essere un vettore della divulgazione a favore di una danza colta ma accessibile a tutti, una danza senza barriere, senza aspettative, senza nome. Solo danza.
Claudio Gasparotto

*Rudolf Laban usa Terra del silenzio per definire la danza e Terra dell’avventura per la vita.

