giovedì 29 aprile 2021
Tra danza e natura ci sono corrispondenze profonde, mai abbastanza esplorate. Per celebrare la Giornata Internazionale della Danza propongo un flash mob in un parco della Città per unire la danza e la natura insieme.

La visione materialistica della vita ha autorizzato l’essere umano a credersi centro del mondo, un antropocentrismo in nome del quale sono stati alterati gli equilibri ecologici con conseguenti cambiamenti climatici e squilibri ambientali che rappresentano un triste problema, una sofferenza tangibile. La pandemia, la cui diffusione è agevolata dall’inquinamento e dalla distruzione della biodiversità, ne è una prova segnalata anche dalla comunità scientifica. È necessario — scrivono Adolfo Perez Esquivel e Daisaku Ikeda nel loro libro La forza della speranza — che noi esseri umani siamo più umili al cospetto della Natura. Non dovremmo mai perdere la capacità di ascoltare la sua voce e di dialogare con lei per imparare. Altrimenti perderemo il senso essenziale della vita umana.
Non possiamo sottrarci dal considerare la crisi ambientale che sta creando disagio al mondo intero, l’idea di realizzare un flash mob per giovedì 29 aprile, una giornata di festa che accomuna tutti i paesi del mondo, e che viene celebrata ogni anno da professionisti, coreografi, ballerini e appassionati della disciplina, è un invito a danzare, mettere al centro la vita, un biocentrismo per proteggere, custodire, ascoltare, arrendersi, chiedere scusa e ridare potere alla relazione virtuosa e indissolubile che ci lega alla Natura.

Il medico e microbiologo di fama mondiale René Dubos, che ha dedicato la sua vita a trovare il modo di combattere le malattie e le infezioni che minacciano il mondo, riponeva una fiducia incrollabile nel potenziale interiore degli esseri umani. Sosteneva che le persone più utili per la società sono coloro che contribuiscono maggiormente alla gioia di vivere di tutte le persone. Anche la danza offre un contributo speciale alla gioia di vivere: danzando entriamo in quella zona dell’essere così vicina alla vita da commuovere, possiamo riconoscerne il senso, percepirne i nessi, aprire le porte del cuore e accedere al grande io; nell’incontro accade sempre qualcosa di profondo, invisibile eppure visibile. Lo sguardo cambia, cambia lo stato vitale, e può succedere di sentire una felicità inspiegabile, come se si potesse abbracciare l’intero universo.
In questo momento difficile e sospeso in cui il nostro corpo e la nostra mente sono sottoposti rispettivamente all’immobilità e all’instabilità, penso che la danza — il linguaggio per parlare a tutti senza creare conflitti — possa essere una risorsa per trovare il ben essere.
Claudio Gasparotto


