Che cosa accadrebbe se,
invece di limitarci a costruire la nostra esistenza,
avessimo la follia o la saggezza di danzarla?
Roger Garaudy
La 38a Giornata internazionale della danza è stata davvero particolare, un 29 aprile con il mondo in isolamento forzato, la natura rifiorita e le città deserte. Il messaggio ufficiale diramato dall’International Dance Council dell’Organizzazione delle Nazioni Unite con il patrocinio dell’UNESCO proponeva «di fare un passo verso la natura celebrando la giornata in luoghi aperti: strade, piazze, parchi, stadi, spiagge, parcheggi, qualsiasi spazio… ovunque purché ci sia il cielo come tetto… ».
Noi di MC abbiamo scelto di proporre una danza di umanità a distanza in una gioiosa meditazione del corpo, una sorta di preghiera laica: ciascuno nella propria casa a danzare tutti nello stesso momento. Un invito per danzatori, professionisti, amateurs, per la gente comune che nelle rispettive abitazioni hanno risposto con un solo in solitaria; impossibilitati a danzare nei luoghi deputati — teatri, sale ballo, accademie, scuole, discoteche — ci siamo uniti così nella d(ist)anza. L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Forum Cooperazione Internazionale ed Educazione alla Pace del Comune di Rimini nell’ambito del progetto “The World is Home”.
Possiamo immaginare ancora la libertà? La danza è un vettore di libertà, tuttavia si potrà parlare di vera liberazione della gente solo quando sarà invalidato tutto quello che si oppone alla dignità umana.
La fine di questa crisi sembra ancora lontana, ma se creiamo valore possiamo essere certi che il mondo sarà migliore. L’azione performativa di mercoledì è stata una piccola cosa, una goccia nell’oceano, ma è pur sempre oceano.
Alla fine del Flash Mob casalingo ho accolto l’invito di Cristina Ferretti, fotografa free lance, per un photoshooting nella città dedicato al Dance Day 2020. È stato per me emozionante danzare con lei e con la città vuota, un dialogo silenzioso di follia e saggezza.




Siamo dentro un tempo sospeso, difficile umanamente, spiritualmente, economicamente. La danza, come tante altre attività, è in clausura e ancora è complicato vedere “movimento”. In questa stasi, continuiamo a danzare per r-esistere; la libertà del cuore sa come evadere dalle prigioni.


Scrive Nichiren Daishonin: «Quando accade un grande male, seguirà un grande bene. […] Che motivo avete di lamentarvi? Benché non siate il venerabile Mahakashyapa, dovreste tutti mettervi a ballare! Benché non siate Shariputra, dovreste balzare in piedi e danzare. Quando il Bodhisattva Pratiche Superiori. emerse dalla terra, non lo fece forse danzando?»



