looking to dance



Sabato 18 marzo, il Teatro Amintore Galli ha ospitato una rassegna-spettacolo di danza dal titolo Sosteniamo il Talento. Un tributo della Città a June Gallagher, la ballerina, coreografa, maestra, che ha promosso il rinascimento della danza a Rimini con una didattica rigorosa, con distintive creazioni coreografiche e con coraggiose scelte artistiche.
Organizzato dal generoso e illuminato impegno di Marco Baldazzi, l’evento dedicato a June, ha coinvolto tante scuole di danza del territorio che per la specialissima serata hanno riallestito o rivisitato le storiche coreografie del repertorio di June Gallagher oltre a nuove creazioni inedite.
È stato per me un’esperienza caleidoscopica di passato/presente e presente/futuro, un revival vorticoso, commovente e gioioso allo stesso tempo. Rivedere June nel suo ambiente circondata idealmente da tutti — studenti, studentesse, artisti e collaboratori — , e poi coreograficamente nel magnifico e emozionante finale, mi ha trasmesso chiaramente il suo valore umano e artistico nel saper valorizzare chi sceglie di seguire il suo spirito poetico.
Il mio debito di gratitudine è davvero grande, perché con lei ho condiviso la direzione dell’Arabesque Dance Center dal 1982 al 1998 dando impulso a una vera rivoluzione artistica. Determinante pilastro della nostra avventura artistica è stata la presenza, costante e operosa, di Piero Mussoni, che durante gli anni ha sempre sostenuto le nostre progettualità condividendo gioie e avversità con un contributo attivo, alieno da atteggiamenti legati al tornaconto personale.
Flashback




Ricordo che quando sono ritornato a Rimini nel 1982, il panorama della danza non era incoraggiante. La scuola di June, che al tempo si trovava in via Minghetti, è diventata per me l’unica possibilità̀ di dialogo, di scambio, di espressione artistica. Lei insegnava danza classica secondo il metodo della Royal Academy e io venivo da esperienze differenti nella danza contemporanea. June mi ha accolto alla pari, cosa che non considero scontata, perché ero e sono un marziano e come E.T. continuo a sussurrare: home.
Il nostro legame era ed è molto particolare. C’è un’espressione nella filosofia buddista per definire un legame spirituale, amici dall’infinito passato. Devo a June, al suo supporto sincero e disinteressato, la possibilità̀ di avviare la mia ricerca come coreografo indipendente, erano i primi tempi della Free Form.

Insieme abbiamo coreografato e danzato Il Rito della Primavera sulla musica di Igor Stravinsky con la scenografia di Gianni Tiboni e Vittorio d’Augusta. Poi ho realizzato una seconda coreografia, nata da una sua idea, Avete mai giocato? dove danzavamo insieme a Lorella Innocenti, Roberta Lepore, Laura Tosi, Cristina Vasconi. Nel 1983 siamo andati in scena — un sold out open air in piazza Cavour — con Animale o uomo?, un’altra coreografia con una domanda come titolo! Abbiamo creato insieme un duo memorabile, Ricercare sulla voce, una sperimentazione che ha sbalordito e impressionato il pubblico presente. Infine June è stata l’interprete immaginifica dello spirito del mare nella coreografia-icona della Compagnia, Senza titolo (dedicato al mare). L’impegno come coreografo e la ricerca di una differente bellezza mi portavano sempre più lontano dalle dinamiche di una scuola di danza generando così l’inevitabile e lacerante sofferenza del cambiamento.




L’amicizia di June rimane per me un tesoro prezioso, non posso certo dimenticare che non mi ha mai ostacolato, condizionato o limitato. L’apertura mentale, il rispetto, la sincerità̀, la fiducia, l’ascolto, la generosità, la disponibilità̀ sono i sentimenti del suo cuore grande. Fra noi esiste una carica emotiva rigenerante, quando nel 1998 abbiamo deciso, fra fiumi e cascate di lacrime, di separarci artisticamente si è verificato un fenomeno catartico: forse i nostri bambini interiori hanno ricominciato a danzare insieme… A differenza del teatro, non c’è una prova generale per la vita, perché́ la vita stessa è di per sé la prova. Tutto è collegato. Nulla va sprecato.


Thanks
Devo ringraziare Marco per avermi invitato a testimoniare il particolare dono di June nel valorizzare le persone. Così nell’azione finale del Tributo ho cercato di celebrare e lodare con le parole l’intelligenza umana, il cuore leale, lo straordinario talento artistico di June nel valorizzare le persone. Salire sul palco, incontrare lo sguardo di June e quello di sua figlia Roberta, mi ha fatto ripercorrere come in un flashback l’incanto della nostra non comune e singolare relazione umana e artistica.
Concludo il mio volo attraverso il tempo con un augurio dedicato a June: continua ad essere audace, non rinunciare mai al tuo entusiasmo, alla tua poesia, al tuo stupore. Ciò̀ che conta è il cuore. La meraviglia che ti circonda è la prova concreta della tua danza in questo viaggio che è la vita.
Claudio Gasparotto
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