Siamo tutti diversamente abili nel movimento, afferma Alain Goussot nell’introduzione de Il Quaderno del Metodo Hobart
Claudio Gasparotto (danzatore, coreografo, formatore, responsabile artistico di Movimento Centrale Danza & Teatro), Antonella Guidi (educatrice professionale e insegnante MH), Isabella Piva (psicologa e insegnante/formatrice MH) raccontano la prima tournée del Collettivo Diversamente Danzanti. Un report a tre voci di una esperienza che mantiene intatto lo spirito di ricerca e la relazione con il corpo come guida infallibile all’unicità.
Claudio Gasparotto. È sempre più evidente quanto i giovani siano in ansia rispetto a ciò che li attende. Se ne preoccupano proprio perché vogliono migliorare, progredire e superare, anche di poco, i condizionamenti imposti da una società seduttiva e menzognera alla loro condizione presente. Sostenere i giovani nel desiderio sincero e puro di crescere, rispettarne lo slancio vitale, aiutarli a esprimere pienamente il proprio potenziale, lodarli e incoraggiarli in tal senso: sono questi gli elementi chiave della formazione Metodo Hobart®*. Non si può pretendere di insegnare qualcosa con la costrizione o imponendo direttive da una posizione di superiorità; importante è invece facilitare il percorso di una persona pur riconoscendo al tempo stesso che avanzare concretamente dipende dall’impegno individuale. Non è l’insegnante/educatore a dover superare le sfide degli studenti. Credo quindi che lo scopo dell’educazione consista nel formare persone che abbiano la forza di affrontare le sfide della società, ridisegnandone la scala dei valori. Ogni persona può modellare il proprio destino e scegliere come auto-perfezionarsi, decidendo di operare quelle scelte difficili che favoriscono la creatività, la crescita e lo sviluppo.

In questo senso, la nostra partecipazione a Potenza — in occasione del Convegno Chi educa la società? — ha rappresentato uno scambio artistico e umano ricco e appagante per tutti noi, una prova concreta del percorso a favore dell’autonomia.
Lo scopo del Metodo Hobart® è creare una nuova estetica, ma l’allenamento è creativo, perché le persone fanno un’esperienza guidata sul corpo e sul movimento danzato, educandosi artisticamente a sperimentare. Tutti possono avanzare a piccoli passi sul cammino del risveglio interiore e tutti possiedono lo splendore umano. Questo è l’assunto del Metodo: quando manifestiamo la nostra forza intrinseca affrontiamo con coraggio, gioia e fiducia in noi stessi i compiti quotidiani. Se pensiamo che ciò vada oltre le nostre capacità, esiteremo anche a provarci; se invece accetteremo con slancio la sfida, la forza si rigenererà e ci sosterrà nell’impresa. Intraprendere il training MH è l’inizio dell’allenamento e allo stesso tempo la sfida e la vittoria creativa.
Dalla filosofia buddista di Josei Toda ho appreso quattro punti fondamentali per formare le persone, abili o diversamente abili: guidare, educare, allenare e sostenere.
Guidare significa aiutare le persone a sfidarsi per superare le proprie difficoltà, debolezze e paure.
Educare significa dare l’esempio e agire insieme.
Allenare significa dare fiducia, affidare compiti e offrire alle persone l’opportunità di mettere in pratica ciò che hanno imparato.
Sostenere significa riconoscere gli sforzi delle persone, che abbiano avuto successo o meno, lodandole e prestando attenzione a ciascuna di loro. E ancora, credere nell’unicità della persona e nelle capacità intrinseche dei giovani, incoraggiarli sinceramente, così che possano svilupparsi senza dipendenza.
Solo quando questi quattro principi saranno radicati, si potranno far crescere persone libere e vitali, non costrette in modelli precostituiti, non forzate ad adattarsi a tecniche o stili di movimento: persone in grado di risplendere nell’unicità del loro essere. Il fondamento del Metodo Hobart® è allora mettere in grado ciascuno di dimostrare pienamente il proprio specifico potenziale attingendo ai codici comunicativi del movimento. Così, armonizzando l’individualità di ogni persona nel gruppo MH, potremo favorire uno scambio creativo e umano.

E questa teoria, grazie all’invito dell’Associazione Potentialmente, che ci ha invitati a chiudere il Convegno a Potenza presieduto dal Prof. Alain Goussot, è diventata pratica nella performance Resistere Resistere Resistere del gruppo Diversamente Danzanti. Isabella Piva — psicologa, praticante shiatzu, formatrice MH — e Antonella Guidi — educatrice professionale e insegnante MH — , che conducono dal 2011 il laboratorio di movimento danzato MH, sono le testimoni di una straordinaria avventura.

Isabella Piva. Resistere Resistere Resistere nasce come comunicazione finale della stagione laboratoriale 2012/13, anno in cui il gruppo Diversamente Danzanti sceglie di aderire al progetto conCittadini della Regione Emilia Romagna.
Sul tema della Memoria, i giovani sono stati invitati a una riflessione personale sul concetto di resistenza a partire dal racconto storico della lotta contro il nazi-fascismo, ricostruito attraverso l’ascolto di testimonianze, la lettura di testi scritti, la consultazione di opere pittoriche e scultoree legate a quel periodo. Uno dei principi fondamentali del Metodo Hobart®, infatti, è tener vivo uno spirito di ricerca artistica che porti nutrimento e ricchezza all’essere umano. In quest’ottica, i giovani sono stati sollecitati dapprima a trovare stimoli nel materiale a loro proposto, in seguito a curare una ricerca personale costantemente rinnovata.

Tutto il materiale raccolto è stato elaborato verbalmente, poi esplorato ed espresso attraverso il movimento danzato, fino a formalizzarsi nella performance Resistere Resistere Resistere di cui Claudio Gasparotto ha curato la regia. La prima è andata in scena al Teatro degli Atti di Rimini, aperta a tutta la cittadinanza. La scelta di una comunicazione pubblica è nata non dal desiderio di fare spettacolo, ma dal voler condividere il frutto di un’esperienza significativa maturata nell’ambito di un percorso artistico.

La performance è diventata così una preziosa occasione di scambio culturale. Al progetto, infatti, oltre al gruppo, alle educatrici e alle tirocinanti formate nel MH, hanno collaborato alcuni giovani professionisti con diverse specificità. Fabio Mina ha composto la musica originale, scaturita da un interessante lavoro di improvvisazione tra musica e danza. Emiliano Battistini ha curato le canzoni. Luca Mina ha contribuito con la realizzazione di un video proiettato durante la performance. Altri giovani riminesi, interessati al laboratorio, hanno iniziato a frequentare gli incontri partecipando poi alla performance. Ad ogni replica un gruppo di figure maschili ha ricevuto una formazione ad hoc per prendere parte ad alcuni quadri. Si è creato così un collettivo di persone molto eterogeneo per abilità, competenze ed età, vincente dal punto di vista dell’inclusione, dello scambio culturale e artistico: una relazione sincera fra le persone, basata sulla collaborazione ad un progetto comune, in cui ciascuno ha messo a disposizione il suo sapere con lealtà, senza pietismo o seduzione. Si è creato così un legame umano. In questo contesto relazionale, squisitamente artistico, ogni partecipante è emerso nella sua unicità, rivelando con fiducia la propria bellezza interiore.

Quando l’Associazione Potentialmente ci ha invitati nel 2014 al convegno Chi educa la società?, abbiamo accolto con entusiasmo l’invito e il collettivo Diversamente Danzanti ha interrotto il nuovo lavoro in corso per riprendere le prove di Resistere Resistere Resistere. Infatti, pur essendo continuamente replicata, la performance resta un materiale vivo e in continua evoluzione. La presenza di persone esterne al gruppo, che si avvicendano di volta in volta, e gli spazi scenici sempre diversi creano piccoli ostacoli che mettono in gioco le risorse di ognuno. In questa occasione il Collettivo ha affrontato un cambiamento considerevole: proprio il giorno della partenza per Potenza, Fabio Mina si è ammalato! Lo ha sostituito Michele Maccarini, tastierista di Bologna, che non conosceva la performance. Il gruppo, formato a lavorare anche nel silenzio, ha sostenuto le prove con grande naturalezza, pur nella difficoltà. Le nuove sonorità che hanno accompagnato il movimento, invece di creare disturbo, hanno aperto nuovi canali, restituendo una verità dei gesti ancora più intensa. I giovani hanno imparato a cogliere elementi di approfondimento rispetto alla qualità di movimento, allo spazio, all’interazione con gli altri, rinnovando di volta in volta il loro interesse e la loro partecipazione attiva. Ogni prova diventa un’occasione di crescita, colta con la massima attenzione e apertura.
Per prepararsi a ciò, il training MH seguito regolarmente da tutto il gruppo è fondamentale, una pratica costante sul corpo che guida i giovani verso la consapevolezza, la presenza, la sicurezza nel proprio essere nello spazio, nel gruppo, nel mondo.

Proprio per questo Resistere Resistere Resistere ha lasciato sul palco del Teatro Francesco Stabile di Potenza una traccia, testimonianza di un approccio artistico-educativo a favore delle persone, della bellezza interiore, dell’espressività.

Antonella Guidi. Il gruppo originario Diversamente Danzanti, che nel novembre 2011 diede vita al laboratorio di movimento danzato MH, era formato da cinque ragazze e un ragazzo diversamente abili, di età comprese tra i 22 e i 28 anni, residenti nella provincia di Rimini. Questi giovani erano legati da una relazione di amicizia sviluppatasi nel corso degli anni, da una condivisione di percorsi educativi e iniziative esperienziali rivolte allo sviluppo di abilità e autonomie personali e sociali; già inseriti nel mondo del lavoro, condividevano il desiderio comune a tutti i giovani della loro età di sganciarsi dai genitori per poter vivere in autonomia le proprie scelte.

Il loro desiderio di ampliare e arricchire le esperienze coinvolse anche le famiglie che accolsero la sfida e si interrogarono, aprendo una riflessione su come i vari percorsi educativi seguiti fino ad allora dai propri figli potessero consentire loro quella integrazione di cui le diverse istituzioni educative parlavano per vivere autonomamente. Dal confronto tra i genitori emergeva una condivisa sensazione di stanchezza legata al dover ancora seguire i propri figli, sebbene divenuti adulti, in gran parte delle esperienze da loro svolte, in una forma di assistenzialismo che creava una reciproca dipendenza; al dover spesso pagare costi eccessivi per attività speciali ed esclusive per persone diversamente abili che non favorivano la partecipazione dei giovani con disabilità alla vita socio-culturale di tutti; al vedere che i propri figli, ormai persone adulte, venivano spesso ancora considerati come bambini e, a volte, inseriti in progetti e contesti che non valorizzano le loro competenze e le loro personalità. Questi genitori sentivano il bisogno di offrire ai loro figli nuove opportunità affinché potessero vivere esperienze quotidiane adeguate alle loro capacità di gestione in autonomia, senza dover sempre ricorrere all’aiuto dei familiari o di altre figure di riferimento. Il progetto Residenzialità, avviato nel 2009 in collaborazione con l’Associazione Crescereinsieme-genitori e persone con sindrome di Down e altre patologie e con l’Azienda U.S.L. di Rimini, che si poneva come obiettivo il distacco graduale dalla famiglia d’origine attraverso esperienze di residenzialità in appartamento con altri giovani diversamente abili e con la presenza di un educatore di riferimento, aveva soddisfatto solo in parte le aspettative dei giovani e delle loro famiglie. Anzi, aveva ulteriormente alimentato nei giovani il desiderio di partecipare alla vita sociale per poter conoscere nuove persone, per ampliare la rete di amicizie, per vivere esperienze divertenti e piacevoli.

Nel 2011 le istanze di questi giovani diversamente abili e delle loro famiglie vennero accolte da Antonella Guidi, educatrice professionale, diplomanda alla Scuola triennale di formazione nel Metodo Hobart®-conoscersi nella danza presso Movimento Centrale Danza & Teatro di Rimini. Da questo incontro-confronto nacque allora il progetto Abitare la Città che si poneva gli obiettivi di rispettare e valorizzare la dignità delle persone diversamente abili in quanto soggetti di diritto e di desiderio, promuovere le loro competenze, favorire la partecipazione attiva e l’inclusione sociale nel contesto socio-culturale del territorio di appartenenza, garantendone il diritto di cittadinanza. Una progettualità condivisa, costruita attraverso un’azione cooperativa che metteva sullo stesso piano l’educatore di professione, i giovani diversamente abili e le famiglie. Il confronto si è sviluppato attorno ad alcune riflessioni di Alain Goussot, docente di Pedagogia Speciale presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi di Bologna. Alain Goussot scrive: “Vivere è l’adattamento passivo di chi rinuncia ad esistere, mentre esistere implica la scelta e va nel senso di una integrazione attiva nella realtà. Nel vivere il soggetto disabile finisce per adattarsi passivamente alle richieste e per chiudersi passivamente in un universo impermeabile ai mutamenti della vita; funziona come un insieme di risposte riflesse. L’addestramento meccanico è spesso la risposta che viene fornita in queste situazioni da parte degli operatori, mentre l’esistere implica la risposta soggettiva, la risposta riflessiva della persona che agisce con intenzionalità e un minimo di consapevolezza. Tra queste due modalità di essere e di risposta vi è la differenza che c’è tra l’assistenzialismo che rende dipendente e impedisce la partecipazione (immobilismo, passivizzazione e mutismo o abulia) e la promozione delle competenze. Invece una pedagogia dell’autonomia deve aiutare la persona ad aiutare se stessa: assistenzialismo è un modo di fare che ruba all’uomo le condizioni necessarie per vivere una delle esigenze fondamentali del suo essere: la responsabilità. […] “Per soddisfare questa necessità”, scrive la filosofa Simone Weil, “bisogna che l’uomo possa assumere costantemente tutte le decisioni, grandi o piccole che siano, riguardo ai problemi suoi e degli altri con i quali si sente impegnato”. La responsabilità è un dato esistenziale e riguarda anche le piccole cose; l’assistenzialismo non comporta la responsabilità, perché non sollecita alcuna decisione…”.1 E ancora: “La persona disabile adulta esiste come essere sociale nella misura in cui ha una molteplicità di legami e soprattutto nella misura in cui abbia acquisita la capacità di gestirli e mantenerli nel tempo nonostante i mutamenti intervenuti; legami non di dipendenza ma di amicizia e riconoscimento; legami che arricchiscono e fanno stare bene perché valorizzano l’esistenza e la rendono ricca di stimoli positivi. Ma, come dice Adam Schaff, i rapporti tra le persone nella società si attuano sia direttamente nelle relazioni affettive ed interpersonali sia attraverso i prodotti dell’attività umana cioè il lavoro, l’attività culturale e la vita associativa a livello sociale”.2

Dato che tutti i giovani diversamente abili coinvolti nel confronto progettuale erano già inseriti nel mondo del lavoro, il punto focale del progetto Abitare la Città era pertanto rivolto alla gestione in autonomia del loro tempo libero. Da un primo confronto con il gruppo emerse che il loro desiderio e bisogno era quello di poter abitare la propria città per vivere insieme ai loro coetanei esperienze divertenti e piacevoli, senza dover sempre e soltanto partecipare ai vari percorsi protetti, strutturati appositamente per loro, pensati e organizzati da altri (familiari, educatori, volontari…). Volevano avere la possibilità di vivere esperienze che favorissero le relazioni spontanee con i coetanei normodotati e/o diversamente abili, all’insegna di una valorizzazione della diversità come qualità che caratterizza tutti gli esseri umani rendendoli individui unici e irripetibili e, in quanto tali, portatori di ricchezza. Vennero quindi prese in considerazione dal gruppo le varie proposte attivate dalle organizzazioni sportive e culturali presenti sul territorio cittadino, valutando anche la possibilità di raggiungere autonomamente i diversi luoghi utilizzando i mezzi di trasporto pubblico. In questa fase del percorso decisionale ampio spazio fu dedicato all’espressione dei bisogni e dei desideri di ciascuno, favorendone la partecipazione al gruppo in veste di attore protagonista delle proprie scelte e capace di assumersene la responsabilità. La scelta condivisa dal gruppo fu quella di orientarsi verso un’attività artistica e creativa come quella del teatro o della danza. Alcuni di loro avevano già avuto in passato esperienze di danza dalle quali però si erano allontanati, nonostante l’interesse per l’aspetto artistico, rifiutando di corrispondere alle aspettative di insegnanti che adottavano metodi di insegnamento direttivi e spesso non rispettosi dei loro tempi e dell’espressività creativa di ognuno. Tutti avevano partecipato, durante gli anni scolastici, a laboratori teatrali e uno dei ragazzi stava seguendo un corso di musica.

Dopo aver valutato le diverse possibilità offerte dal territorio, il gruppo decise di prendere in considerazione la proposta del laboratorio di movimento danzato MH, attivato dall’Associazione Movimento Centrale — Danza & Teatro di Rimini. Venne quindi richiesto un incontro con Claudio Gasparotto, responsabile artistico di MC, e con le insegnanti del Metodo, per ricevere informazioni e chiarimenti sull’attività svolta e per dichiarare le proprie aspettative rispetto alla partecipazione attiva e inclusiva nella vita socio-culturale del territorio. In un successivo momento di confronto, i giovani hanno confermato la propria scelta e per la prima volta si sono trovati ad esprimere la propria richiesta di partecipazione ad un progetto di danza, aperto a tutti coloro che volevano aderirvi autonomamente, persone normodotate o diversamente abili. Nel mese di novembre 2011 i giovani hanno iniziato a frequentare il laboratorio MH condotto da Isabella Piva con la collaborazione di Antonella Guidi e la responsabilità artistica di Claudio Gasparotto, seguendo le lezioni settimanali, raggiungendo in autonomia la sede della scuola con l’utilizzo di mezzi pubblici e mantenendo l’impegno preso fino alla conclusione del corso nel maggio 2012. Durante questo periodo il gruppo si è ampliato accogliendo una giovane quattordicenne con disabilità complessa che aveva già partecipato ad un precedente laboratorio MH. Dopo la pausa estiva l’esperienza laboratoriale è ripartita nell’autunno successivo ed è tuttora in atto. Parallelamente all’esperienza del laboratorio di danza MH, nell’ambito del percorso di autonomia nella gestione del tempo libero previsto dal progetto Abitare la città, i giovani hanno iniziato nell’autunno 2011 a frequentare il teatro della città, le mostre d’arte e gli eventi culturali proposti dal territorio, imparando a raccogliere informazioni sugli appuntamenti culturali in programma e concordando con il gruppo la scelta di quelli a cui partecipare. Un percorso esperienziale che si è sviluppato nel tempo divenendo punto di incontro e di fusione con il percorso artistico sperimentato nell’ambito del laboratorio MH. Nel nostro laboratorio, infatti, la proposta creativa si avvale di stimoli e suggestioni scaturiti dall’osservazione e dalla produzione di immagini, di opere pittoriche e scultoree, dalla lettura e dalla produzione di testi letterari e poetici, dall’ascolto di brani musicali e da esperienze personali. Grazie alla fusione delle due progettualità (il progetto Abitare la Città e il laboratorio MH) a queste esperienze si è nel tempo affiancato un percorso di educazione alla danza e all’arte, come fatto educativo-culturale e mezzo di interazione, integrazione ed inclusione sociale attraverso la partecipazione a spettacoli, mostre ed eventi. A tal fine sono state organizzate uscite serali per assistere a spettacoli programmati dal Teatro Fabbri di Forlì, dal Teatro Bonci di Cesena e dal Teatro Novelli di Rimini, a cui si sono affiancate visite a mostre d’arte presso i musei di Bologna, Forlì e Rimini, per consentire agli studenti di ampliare la loro conoscenza sulle diverse tecniche della danza e sui diversi stili musicali e artistici, affinché possano, in futuro, accedervi in autonomia condividendo il loro interesse con amici e familiari.

Attualmente il laboratorio MH Diversamente Danzanti si caratterizza per l’approccio metodologico sperimentale che viene proposto, riuscendo ad ampliare la propria sfera d’azione al di fuori del contesto laboratoriale, creando sinergie e collaborazioni con giovani professionisti nel campo della musica e dell’immagine del territorio riminese, con insegnanti e tirocinanti della Scuola di Formazione MH, con amici e familiari che in maniera continuativa o temporanea collaborano al progetto, valorizzando il lavoro di tutto il gruppo. Significativo è il percorso di ricerca artistica legato alla tematica della Memoria, sviluppato nell’ambito della partecipazione al Progetto conCittadini promosso dalla Regione Emilia Romagna nel 2012–2013. Un’esperienza che, avvalendosi del contributo e della partecipazione di persone esterne al gruppo Diversamente Danzanti, ha condotto alla realizzazione della performance di danza-teatro Resistere Resistere Resistere, presentata al Teatro degli Atti di Rimini nell’ambito della programmazione organizzata dalla Provincia di Rimini a conclusione dell’iniziativa Io Cittadino Attivo e Protagonista. Una performance che continua a riscuotere consensi e richieste di repliche, orientando il gruppo Diversamente Danzanti ad alternare il nuovo percorso di ricerca artistica sulle tematiche dei Diritti Umani con quello funzionale alla ripresa di Resistere Resistere Resistere, sviluppando collaborazioni con gruppi giovanili che si rinnovano ad ogni performance, creando un ampio collettivo di giovani e adulti che si mettono in gioco e cooperano uniti dalla stessa passione artistica e civile.

Claudio Gasparotto. Penso che la danza possa essere considerata come l’espressione più squisita dell’empatia, un concentrato di sentimenti, di ricerca e di apprezzamento. Si distingue da tutte le altre arti per il fatto che lo strumento e l’opera sono il corpo tout court. E siccome tutti abbiamo un corpo possiamo, danzando, entrare in una relazione universale con il mistero umanissimo della diversità. Lo scopo fondamentale della danza è dunque quello di risvegliare, rivitalizzare o alimentare la gioia di vivere. Come danzatore auspico che la pulsione innovativa di questo progetto possa contribuire ad affrontare la crisi dell’educazione e dei suoi modelli nella nostra società attraverso la danza, secondo il Metodo Hobart®. “Il concetto di eguaglianza è centrale — scrive Alain Goussot — se si considera l’educazione come processo di emancipazione. Casi umani, situazioni drammatiche e apparentemente irrisolvibili mostrano quanto l’incontro tra esseri umani, il dialogo alla pari, la possibilità di apprendere e crescere insieme sia fondato sull’apprendimento fisico del sentimento dell’eguaglianza, cioè sull’acquisizione del sentimento che l’altro sia un altro Io diverso da me (come affermava Rousseau), che tutti quanti noi proviamo le medesime emozioni ma che le esprimiamo in modo diversificato secondo la nostra cultura e l’educazione ricevuta. Il sentimento dell’uguaglianza è alla base del riconoscimento delle differenze e quindi di una autentica democrazia. Non bastano le formule e i metodi teorici, occorre che le persone sentano l’eguaglianza e la pratichino nelle relazioni quotidiane; senza questo non c’è libertà”.

Dunque la danza, arte dell’uguaglianza per eccellenza, rappresenta una pratica di libertà nelle regole. Credo che la danza sia l’arte dell’empatia, perché tutta l’umanità cresce e si costruisce guidata dal gesto. È il corpo che crea il gesto, il corpo-tempio del gesto comunica con altri corpi, al di sopra di ogni tipo di comunicazione. E il corpo nella danza diventa l’emblema della democrazia: tutto può e deve esprimersi, tutti i sistemi, il dentro e il fuori, la bellezza e la non bellezza, il corpo e la mente. La danza è movimento ed è con il movimento che andiamo incontro alla vita e gli incontri e i legami umani sono la vita stessa.3

È stato così anche per tutti noi, abili o differentemente abili. Attraverso l’incontro e l’ascolto abbiamo trovato nuove opportunità per trasformare l’approccio prestabilito alla quotidianità ed è in questo modo che siamo Diversamente Danzanti a Potenza come a Rimini.

Nel 2014 il gruppo Diversamente Danzanti è stato invitato a presentare la performance Resistere Resistere Resistere:
· il 24 gennaio al Teatro degli Atti di Rimini, a conclusione del progetto europeo Youth Adrinet;
· il 14 febbraio al Palace Hotel di RSM per inaugurare la mostra Senzatomica promossa dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai;
· il 27 aprile al Circolo dei Malfattori di Poggio Berni per la celebrazione del 25 aprile;
· il 29 novembre al Teatro F. Stabile di Potenza a chiusura del Convegno Chi educa la società? organizzato dall’Associazione Potenzialmente onlus.

1. Alain Goussot, Il disabile adulto, Maggioli, 2009, pag. 36
2. Ibidem, pag. 40
3. Lorella Barlaam, Il corpo pensante, La mente danzante. Dialogo sul Metodo Hobart®, GuaraldiLab, 2014

- Il Metodo Hobart® nasce nel contesto delle disabilità fisiche e mentali, utilizzando il sapere legato alla danza per valorizzare l’espressione personale, così da superare la difficoltà del linguaggio verbale, del movimento, della relazione. In realtà è emerso chiaramente, durante gli anni, che il Metodo investe un campo applicativo più vasto e una maggiore apertura pedagogica: propone un’esperienza tesa a formare la persona nell’unità mente-corpo e nelle sue innumerevoli possibilità espressive e comunicative, avvia a un lavoro di ricerca fondato sul processo di ascolto, cura, apprezzamento di sé sulla base del potere educativo del movimento danzato. Favorendo l’integrazione con la propria interiorità e con gli altri, il Metodo contribuisce a creare individui maggiormente attivi, più coscienti e creativi, individui con una migliore immagine di sé. È questa particolarità che lo rende innovativo, vitale e in perfetta sintonia con le urgenze del nostro tempo.

Il MH è stato sperimentato con ottimi risultati nei centri socio-assistenziali, di riabilitazione, di assistenza umanitaria e agli anziani, all’interno di gruppi formati da persone con disabilità complesse, in classi e interclassi scolastiche.

Il Metodo è stato elaborato da Gillian Hobart (danzatrice e maestra di chiara fama, docente all’Accademia Nazionale di Danza e allo IALS di Roma, al Centro Regionale della Danza di Reggio Emilia, counsellor nel metodo psico-terapeutico di Carl Rogers presso il Centro Italiano di Psicologia Clinica di Roma). Partendo dai principi di Rudolf Laban, Mary Anthony, Carl Rogers e dalla sua esperienza artistica e didattica, Gillian Hobart ha tracciato un percorso di conoscenza nella danza a sostegno del mondo interiore, per farne emergere la bellezza.

Dal 2005 è attiva a Rimini la Scuola di Alta Formazione Metodo Hobart® rivolta a chiunque desideri intraprendere un percorso di studio e di ricerca nel movimento danzato con finalità educative.

Nello specifico la formazione MH è indirizzata a educatori, educatori sociali, operatori dei servizi alla persona, volontari, insegnanti, medici, psicoterapeuti, terapeuti, educatori sportivi, studenti a indirizzo socio-educativo, danzatori e insegnanti di danza.

Il Metodo Hobart® si inserisce nel progetto artistico e culturale di Movimento Centrale, nato dall’impegno di Claudio Gasparotto a promuovere una cultura di danza come arte aperta a tutti in virtù del suo potere educativo e vitale, secondo un metodo di insegnamento che pone al primo posto il valore e il rispetto del corpo, il suo ascolto, l’esplorazione della sua intelligenza.

Claudio Gasparotto danzatore, coreografo, formatore. Nel 1985 è finalista al Concours de Chorèographie de Nyon, nel 1987 si aggiudica il Primo Premio Art Convention a Forlì, vince il Prix Volinine a Parigi nel 1988 e l’anno successivo è ospite al Gala Laureati Prix Volinine con la sua Compagnia.

Nel 1998 fonda l’Associazione artistico-culturale Movimento Centrale Danza & Teatro.

Dal 2000 è ospite nella Compagnia Pippo Delbono nelle produzioni Il silenzio, Urlo e La menzogna.

Nel 2005 dà vita alla scuola di formazione triennale Metodo Hobart® — conoscersi nella danza. Svolge il ruolo di responsabile artistico e supervisore dei laboratori MH e dei progetti nella scuola a favore degli studenti abili e differentemente abili, operando in ambito sociale a 360 gradi.

Attualmente è responsabile per la “sezione danza” del progetto didattico-artistico appositamente studiato per lo spazio denominato La Casa del Teatro e della Danza (centro giovani del Comune di Rimini).

Il suo lavoro di insegnamento pone l’attenzione sul corpo danzante, non come oggetto da esibire ma medium espressivo.
